Enrico Alberto D’Albertis, avventuroso navigatore legato al Giglio

Enrico Alberto D’Albertis è una figura incredibile, un uomo di scienza e d’avventura dell’Ottocento, che ha solcato i mari di tutto il mondo. Nato in provincia di Genova, ha viaggiato continuamente. Eppure, uno dei suoi luoghi del cuore restava una precisa località dell’Isola del Giglio.

Enrico Alberto D’Albertis, avventuroso navigatore legato al Giglio:

 

La vita straordinaria di un avventuroso navigatore

La biografia di Enrico Alberto d’Albertis sembra uscita dalla penna di Jules Verne. La vita di questo avventuriero dedito alla scienza sembra un vero e proprio romanzo.

Enrico Alberto d’Albertis nasce a Voltri, in provincia di Genova, ultimo di tre figli di una famiglia di industriali del tessile. Nel 1866 si diploma guardiamarina presso la Marina di Genova. Sempre nello stesso anno combatte contro gli austriaci nella battaglia di Lissa, uno scontro navale avvenuto durante la terza guerra d’indipendenza italiana, nel mare Adriatico. Quattro anni dopo lascerà la marina militare per entrare a far parte della marina mercantile, conducendo il primo convoglio italiano attraverso il canale di Suez.

Si dedica alla navigazione in modo costante, effettuando attraversate sempre più impegnative. Fonda il Regio Yacht Club Italiano. Ricostruisce le strumentazioni di bordo delle navi del XV secolo, ovvero l’astrolabio nautico, la balestriglia e il quadrante. Decide quindi di attraversare l’oceano per arrivare fino a El Salvador, seguendo le orme di Cristoforo Colombo. Tra il 1895 e il 1896 viaggia intorno al mondo. Nel Novecento si dedicherà in particolar modo alla navigazione in Africa, collaborando anche con illustri personaggi, come l’egittologo Schiapparelli. Durante la Prima Guerra Mondiale si arruola come volontario, venendo insignito con la croce di guerra per il suo servizio.

 

Il riposo del Capitano d’Albertis

In età più avanzata sceglie come residenza il Castello di Montegalletto, trascorrendovi tuttavia poco tempo. Nei momenti di inattività, l’esploratore preferisce recarsi in Egitto, dove effettua diversi studi e trova sollievo dai suoi forti reumatismi. Tra i luoghi che frequenta spesso c’è anche la Torre del Saraceno, nota anche come torre del Porto del Giglio, situata sulla costa orientale dell’Isola del Giglio. Questo era il luogo perfetto per trovare pace e ristoro, restando vicino al mare che amava tanto.

Muore a Genova il 3 marzo del 1932, donando al comune il suo castello, le collezioni raccolte durante i suoi viaggi e i suoi strumenti di navigazione, chiedendo che la sua dimora venisse trasformata in un museo. Oggi l’edificio è stato trasformato nel Museo delle Culture del Mondo.

 

Il capitano d’Albertis, marinaio e gentiluomo d’altri tempi

Il capitano d’Albertis non si è distinto solo per le sue imprese straordinarie, ma anche per la sua figura molto particolare. Viene descritto come un bell’uomo, molto distinto. Era alto e magro, aveva la pelle abbronzata, una barba folta e ispida, come folte erano anche le sue sopracciglia. I suoi capelli erano spesso spettinati. Lo descrivono come un uomo franco e di poche parole, lontano dall’affettazione dell’etichetta, ma molto leale. Era riconosciuto e ammirato per la sua competenza in materia di navigazione, sia dal punto di vista militare che commerciale. Il suo motto era “Tenacior catenis”, più forte delle catene.
Grazie ai suoi viaggi il capitano d’Albertis è riuscito a raccogliere una ricchissima collezione di armi provenienti dalla Spagna, dalla Turchia, dalle Americhe, dalla Malaysia e dall’Australia. Ha scritto decine di opere per documentare i suoi viaggi. La sua figura continua a ispirare ancora oggi tanti appassionati di mare e d’avventura.

 

Photo Credits:
Foto di Twice25 e Rinina25 per Wikimedia

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